• Vasco Rialzo

Una curiosità su Barcellona: il mistero (svelato) dei pappagalli verdi

Chiunque vada a visitare Barcellona, ode sempre un gran cinguettio di uccelli mentre passeggia per la città. Chiunque guardi verso il cielo, nota allora che i "colpevoli" sono graziosi pappagalli verdi, che si rifugiano e fanno il nido sulle palme che decorano parchi e strade. Chiunque si ponga la legittima domanda su chi siano quei pennuti, rimane regolarmente senza un'esauriente risposta. Eccomi in loro soccorso.


BARCELLONA È DIVENTATA UNA "VOLIERA" ADOTTIVA E A CIELO APERTO PER TANTI UCCELLI PROVENIENTI DA TERRE LONTANE, PAPPAGALLI IN PRIMIS


Iniziamo col dire, intanto, che i pappagalli di cui stiamo parlando non sono originari di Barcellona, né della Catalogna e neanche della Spagna. Provengono soprattutto dal lontano Sud America, da dove sono stati trasportati per allietare facoltosi appassionati con i loro colori, il loro canto - non sempre piacevolissimo, in realtà - e il loro esotismo da esposizione. Molti però sono fuggiti dalle gabbie e sono volati nel cielo della grande città catalana, che li ha accolti benevolmente come teneri orfanelli.


A BARCELLONA HANNO TROVATO CLIMA FAVOREVOLE E TANTO CIBO


Oggi a Barcellona vivono e prosperano ben sette specie diverse di pappagalli, un record assoluto in Europa. I fattori che hanno consentito a questi uccelli di ambientarsi così bene in questa città sono il clima mite e adatto al loro ciclo biologico, ma anche tanto cibo disponibile - a partire dai datteri delle palme - e i pochissimi predatori che li possono aggredire o anche solo disturbare.


I PRIMI AVVISTAMENTI A BARCELLONA RISALGONO AL LONTANO 1975, QUANDO IN CITTÀ NE FURONO STIMATI APPENA UNA CINQUANTINA


Dopo più di quarant'anni di vita a Barcellona, i pappagalli si sono ambientati stabilmente e riprodotti in abbondanza, dando vita a popolazioni floride (e chiassose) di oltre 10.000 esemplari. Le due specie più diffuse e visibili sono il parrocchetto monaco (Myiopsitta monachus - Boddaert, 1783) e il parrocchetto dal collare (Psittacula krameri - Scopoli, 1769); un po' meno frequente è il Il parrocchetto nanday (Aratinga nenday - Vieillot, 1823). Tutte e tre, insieme alle altre quattro specie, prediligono i parchi alberati, dove siano presenti soprattutto palme e platani.


OLTRE A BARCELLONA, MOLTI PAPPAGALLI ESOTICI FUGGITI DALLE TRISTI GABBIE HANNO TROVATO "CASA" IN ALTRE CITTÀ EUROPEE E AMERICANE


Questi uccelli sono considerati specie invasive, in quanto si sono stabilmente insediate in nuovi ambienti dove hanno trovato condizioni idonee alla loro sopravvivenza e, in molti casi, alla loro riproduzione. L'attenzione verso questo fenomeno, spesso chiamato "invasione di specie aliene" - che fa scappar dal ridere, sinceramente - solleva frequenti polemiche e dibattiti sui problemi che questi pennuti possono potenzialmente arrecare alle specie locali, all'ambiente e alle attività umane.


L'UNICO PREDATORE CHE LI CACCIA REGOLARMENTE È IL FALCO PELLEGRINO, DI CUI UNA PICCOLA COLONIA VIVE SULLA SAGRADA FAMILIA


Difficile stabilire entità e tipologia degli eventuali danni che provocano. Dal 2013 c'è una legge nazionale che vieta il possesso, il trasporto e il commercio di questi uccelli, consentendone però la caccia durante la stagione venatoria. Ma di fatto sono animali senza predatori, se si esclude il falco pellegrino che, pur vivendo anch'esso a Barcellona, esercita un controllo modesto sugli abbondanti e prolifici pappagalli.


ALIENI O INVASIVI CHE SIANO, QUESTI VERDI E "RUMOROSI" PAPPAGALLI SONO DIVENTATI UN NUOVO E INDISCUTIBILE SIMBOLO DI BARCELLONA


Insomma, detto tutto questo e svelato il mistero dei pappagalli di Barcellona, la nuova domanda che (mi) pongo è se questi pennuti meritano un "sì" o un "no". Dal mio (discutibile) punto di vista, meritano un bel "sì", non tanto per le loro doti estetiche, attrattive e decorative alla città (...), quanto per una considerazione generale che vale per loro come per tanti altri organismi considerati appunto "invasivi" e perciò considerati potenzialmente pericolosi per l'ambiente e le attività umane. Da sempre l'uomo trasporta e "sposta" piante e animali da un continente a un altro, volontariamente o involontariamente. Ci sta allora che molti riescano a fuggire e trovino una nuova e accogliente dimora dove, da soli, non sarebbero mai arrivati. Vuoi il pappagallino nella gabbietta? Bene, noi esseri umani siamo bravi e generosi: non solo ti permettiamo di tenerlo in una triste gabbia, ma lo "lasciamo" anche libero di volare via, così il suo cinguettio non ti abbandonerà mai. Ecco.

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