• Vasco Rialzo

Il caffè che si beve in Spagna è... buonissimo!

Insopportabile ossessione degli italiani in Spagna è bere un buon caffè. Tutti non fanno che lamentarsi che a Barcellona, a Madrid, a Ibiza o in una qualunque altra località spagnola si beve solo acqua sporca al caffè perché un espresso come si deve non lo sanno fare. Ma in realtà il problema non è saperlo o non saperlo fare...

Cominciamo con una piccola e scherzosa provocazione. Al vostro affezionato scrittore Vasco Rialzo il "caffè spagnolo" piace molto. Per quale motivo? Semplice, perché ho superato il ridondante giochino mentale del confronto Italia e Spagna. Finché non riuscirete a capire che il caffè in Spagna è una cosa diversa da quello che fanno in Italia continuerete a lamentarvi e a farmi perciò innervosire (molto).

In Spagna si cominciò a servire caffè verso la fine del 1700. La materia prima proveniva dall'America centrale e meridionale e veniva tostata in maniera piuttosto forte e marcata. Fin qui niente di particolare, se non che dopo circa due secoli la lavorazione del caffè subì un trauma. Con la Guerra Civile Spagnola, infatti, crollò la disponibilità di caffè e la sua stessa qualità, tanto da introdurre un'importante modifica nel processo di tostatura che ne segnerà per sempre la storia.

Alla fine del processo venne infatti aggiunto dello zucchero che, caramellizzandosi intorno ai chicchi, li ricopriva di una sottile patina nera e lucida. Il caffè che ne derivava, detto torrefacto o torrado, aveva un gusto terribilmente amaro e poco gradevole. Perché si decise di avvolgere i chicchi con un "film" di zucchero bruciacchiato? Per tre motivi: farli pesare di più, conservarli più a lungo e nasconderne i difetti visto che la qualità della materia prima era calata notevolmente.

Nel tempo il segno che la guerra civile ha lasciato al caffè in Spagna si è rivelato profondo e quasi indelebile fino ad oggi. Intanto il caffè usato nei bar non è sempre dei migliori: è molto diffusa la qualità robusta, che è più amara, ricca di caffeina e più economica. L'arabica, tanto amata dagli italiani, è piuttosto rara e normalmente servita solo nelle caffetterie specializzate. L'abitudine poi di ricorrere al torrefacto non è mai tramontata e questo può rendere il caffè ancora più amaro e sgarbato.

A questo si aggiunga che l'acqua in Spagna è spesso molto dura e poco gradevole, soprattutto quando desalinizzata, e ciò influisce negativamente sul sapore del caffè. Il quale, a sua volta, non è quasi mai macinato fresco con gravi e ulteriori perdite in termini di aroma e profumo. Un caffè disastroso, direte voi! Che però a me piace appunto perché il suo sapore mi lega a quelle città e a quei luoghi che tanto amo. Il caffè in Spagna è così, punto. Ed è "buono" perché lo fanno lì.

E allora mi auguro che queste poche righe vi abbiano fatto capire che il confronto tra i due caffè, l'italiano e lo spagnolo, è una perdita di tempo. Sono due mondi diversi, due entità a sé perché nascono e sono fatti con un approccio differente, dalla materia prima alla tostatura fino all'acqua. Perciò piantatela di lamentarvi che il caffè in Spagna non è buono come in Italia. Se vi fa così schifo, rimanete nel baretto sotto casa a bere il vostro squisito caffè italiano. In Spagna a bere acqua sporca che sa di caffè ci andiamo noi!

Per finire, un piccolo vademecum per ordinare il caffè in Spagna...

Café solo: caffè normale o ristretto, simile al nostro espresso (facile!)

Café espresso: caffè espresso (difficile, eh?)

Café cortado: caffè macchiato (importante)

Café con leche: caffè con latte (abbastanza comprensibile)

Café americano: caffè americano (ovvio, no?)

Café carajillo: caffè corretto (buonissimo!)

Café descafeinado = caffè decaffeinato (piuttosto cattivo, come il nostro)

Café con mujer: prendere un caffè insieme a una donna (il migliore)

... e per saperne di più e ripassare lo spagnolo, ascoltate il bravo Edgar Barrionuevo.

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