• Vasco Rialzo

Bologna e la sua immancabile gita al mare

Un breve articolo dedicato alla mia città natale, che riprende un vecchio testo della guida Bologna senza vie di mezzo, scritta insieme all'amico Danilo Masotti. Un'illuminante sintesi su una delle abitudini estive più radicate nei bolognesi che, ogni fine settimana, lasciano la città per andare al mare

La folle guida su Bologna uscì nel lontano 2011. I "sì" li scrisse sor Danilo Masotti, i "no" il sottoscritto Vasco Rialzo, arruolato perché ci voleva una scrittura tagliente e cattiva per annientare gli stereotipi della città. E così prese vita una delle poche guide che non conosce età perché più concettuale che pratica e meno convenzionale che banale. Insomma, un piccolo grande libro, che ancora oggi miete tante vittime.

Pensate poi che è stata anche un'opera predittiva, almeno per quanto riguarda i miei "no". Molti di questi hanno anticipato il fallimento e la disgrazia dei soggetti a cui erano dedicati. Qualche esempio? Il negozio di giocattoli Hoffmann ha chiuso. La storica osteria di Olindo Faccioli ha radicalmente cambiato gestione. Le zanzare tigre sono decuplicate. Fuori Porta Saragozza continua a non succedere niente. Forte Jola e le sue seducenti tardone non esistono più.

Ma un fenomeno tutto felsineo sopravvive imperterrito, senza nessuna variazione. Anzi. Si tratta della incontrollabile pulsione dei bolognesi verso il mare romagnolo, che dista appena un'oretta dalla città, icona intramontabile di benessere, agio e divertimento. Una brama alla Loris Batacchi, che inizia a primavera e si estingue, a fatica, con l'arrivo del freschino autunnale. Se la guida aveva predetto alcune dinamiche di Bologna, ne aveva scolpito altre con inchiostro indelebile. Come questa, perfetta per il periodo estivo e per fuggire dalla città.

Già ad aprile, con le prime giornate di sole, i bolognesi cominciano a migrare. Un risveglio primaverile. Che annuncia un rituale che dura tutta l’estate. E, tempo permettendo, fagocita anche l’inizio dell’autunno. Migrare, dunque. Ma dove? Al mare, che domanda! È un’ossessione tutta felsinea, questa.

Coadiuvata da quella maledetta oretta di viaggio che, in teoria, separa la città emiliana dalla riviera romagnola. Sì. In teoria. Perché, proprio a causa dei fenomeni migratori, l’autostrada A14 è perennemente intasata. E l’oretta stimata si trasforma in un paio d’ore, quando va bene. Toccando, di norma, le tre o quattro ore.

Ma i bolognesi sono furbi. E allora alcuni evitano l’autostrada. Lasciandola, a loro detta, agli sfigati che non ne sanno, di traffico e migrazioni. Optando, con astuzia, per la via Emilia. Che è tutta un’altra storia. Certo, ci si mette due o tre ore ad arrivare. Causa traffico, semafori, autovelox. Ma almeno ci si muove un pochino e non si sta incolonnati! Soccia, che bazza...

Altri volponi vanno oltre. Ne sanno a pacchi. E dicono no all’autostrada e alla via Emilia. Intrufolandosi nel labirinto degli Stradelli Guelfi. Furbissimi, questi ultimi. Ci mettono due o tre ore. Si massacrano di curve, frenate, buche, semafori, autovelox, bolognesi smarriti per la campagna. Però, almeno, ci si muove un pochino e non si sta incolonnati! E poi il panorama è così bello! Soccia, che bazza...

Ma tutte ‘ste fatiche per cosa? Per iniziare, finalmente, ad abbronzarsi la musta. E scacciare il pallore invernale. Per respirare un po’ di iodio. Che fa così bene. Per passeggiare lungo la battigia. Che rilassa tanto. Per staccare la spina dall’ufficio. Che non se ne può più. Per fare un po’ di shopping. Che ci sono dei così bei negozi, al mare. Per mangiare il pese. Che è surgelato e viene dall’Oceano Indiano. E, soprattutto, per tornare a casa. Tra A14, via Emilia e Stradelli Guelfi. Impiegando sempre due o tre o quattro ore. E potere dire, l’indomani in ufficio, che si è stati al mare. Che si stava così bene! Che il pese era così buono! E che è così vicino! Dai, un’oretta e sei lì. L’importante è non fare l’autostrada, se no ci si mette un sacco di tempo...